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Araldica
Araldica
Sulla etimologia del nome sono state formulate alcune ipotesi. Secondo Giovanni SPANO deriva da un imprecisato vocabolo fenicio, con significato di fortezza allegra, oppure da scias , dimora lieta; Giulio PAULIS e Massimo PITTAU (o Iosto Miglior) lo fanno discendere dal termine pre-romano ossassi , nome che indica la Stachide, Stachys ocymastrum , appartenente alla famiglia delle Labiate e localmente chiamata allui fogu ; Maria Teresa ATZORI dal greco us , maiale ed essa , abbondanza, quindi luogo ove abbondano i maiali; altri lo accomunano unicamente al termine latino in radice preromana sus , maiale, ipotesi confortata dalla tradizione che individua il fondatore del paese in un porcaro. Un'ultima teoria, di origine popolare, propone la derivazione da us-sassa , al di qua del monte, in contrapposizione al confinante ul-assa , Ulassai, al di là del monte, in quanto il confine tra i due paesi è costituito da s'Assa 'e Corongiu , un'imponente rupe con alte pareti scoscese.
Panorama
Centro Storico
Ai turisti che provengono da Lanusei, dopo essersi lasciati alla spalle la frazione di Gairo Taquisara e il ponte sul rio San Girolamo, superata la curva di Scoli, il paese appare pigramente adagiato su un versante montuoso, immerso in un lussureggiante bosco di secolari lecci e di pochi superstiti castagni, sopravvissuti ad un virus che li decimò alcuni anni or sono; fanno inoltre corona all'abitato alcuni orti, vari uliveti e qualche vigneto, segno di una sia pur limitata attività agricola, attività che sino agli anni '60 rappresentava, unitamente alla pastorizia, la risorsa economica principale. Visto da questa prospettiva Ussassai fa pensare ad un centro di medie dimensioni, prospero e intensamente abitato, con grandi e moderne case nella parte medio-alta e piccole dimore in quella bassa; tale impressione non si ha invece provenendo da Seui, dopo aver superato il valico di Arcuerì che, con i suoi 981 metri di quota è il passo più alto della nostra Barbagia, e aver percorso l'altopiano di Joni e Irdertzì, caratterizzato sulla sinistra dalla presenza di fantastici torrioni calcarei, oltre i quali si estendono fitti boschi di lecci, sulla destra da dolci vallate,
nelle quali primeggia la bassa macchia mediterranea, che degradano verso l'Ogliastra, il Sarcidano e il Gerrei e dove si possono intravedere in lontananza il paese di Perdasdefogu e, quando l'aria è particolarmente nitida, anche i monti che circondano Cagliari. Inizia quindi la discesa e, dopo la curva di su Suergiu Trotu, appare finalmente Ussassai, o meglio soltanto la parte alta dell'abitato, in quanto la parte bassa, il centro storico, è invisibile, dato che sprofonda giù verso il fondo valle, quasi risucchiato dai torrenti che si riversano verso il rio san Girolamo.
Centro Storico
Il nucleo vecchio del paese è incentrato nella parte bassa, che si raggiunge scendendo lungo la via Don Bosco, antica strada principale, che si snoda ripida fino allo spiazzo che delimita la sorgente di Funtanedda che, durante l'era fascista fu abbellita da un muretto di pietre calcaree sbozzate a bugno, muretto che in parte è scomparso a seguito di lavori di restauro fatti alcuni anni or sono, durante un periodo commissariale. A Funtanedda esistevano un tempo anche una macina per le olive (su molinu ‘e Crabiòlu) ed il mulino per il grano. Vi erano inoltre i lavatoi pubblici di Funtan'yossu (fontana di giù) e Funtan'e culài. Il paese non possiede, all'interno del suo nucleo abitativo più antico, edifici o monumenti di una certa importanza, giacché si trattava di un piccolo centro di contadini e pastori, assai misero, dove le abitazioni erano quasi tutte costruite utilizzando la pietra locale, lo scisto, cementato con malta di fango, senza pilastri né s trutture portanti. Soltanto i pochi abbienti potevano, infatti, utilizzare blocchi di calcare in parte squadrati. Nessuno aveva l'acqua corrente in casa, ad eccezione di due famiglie: la famiglia Lobina e quella dei Pes-Deplano che sfruttavano quella di una sorgentella che sgorgava (e sgorga ancora) all'interno delle proprie abitazioni.
Oggi è quasi del tutto scomparso, se si eccettua la via Nora , in peir de idda, al piede del paese, su'mperdau , il ciottolato di pietre di calcare e sassi di fiume, che ricopriva le viuzze del paese, sostituito dal più pratico, ma decisamente più brutto cemento.
Nel centro storico (in vico I° Roma è in fase di allestimento una casa-museo (S'OMU ERRICA – CASA BEGLIUTI) ove verrà ricostruito l'ambiente agro-pastorale con gli attrezzi da lavoro e gli utensili di uso domestico (compreso il forno ed il cortile con l'antico carro in legno) di una famiglia benestante del paese.
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Versione italiana a cura di Weblord.it.
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